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maggio 2012Familiarità dell'epatocarcinoma

Uno studio italiano conclude che una storia familiare di cancro al fegato aumenta il rischio di carcinoma epatocellulare, indipendentemente dalla presenza di epatite. Inoltre, in combinazione ai marcatori sierologici del virus dell'epatite B o C, il rischio aumenta di 70 volte

Uno studio italiano finanziato dall’Airc ha preso in esame 229 pazienti con  meno di 85 anni di età con carcinoma epatocellulare che non avevano ancora  ricevuto alcun trattamento contro il tumore, ricoverati presso il Centro di  riferimento oncologico di Aviano, l’Ospedale “Santa Maria degli Angeli” di  Pordenone, l'Istituto tumori Fondazione Pascale di Napoli, l’ospedale Cardarelli  o il Policlinico universitario Federico II dell’università di Napoli. Il gruppo  di controllo è stato costituito da 431 persone di pari età, ricoverate negli  stessi ospedali per malattie non neoplastiche. Nel 78,2% dei casi il carcinoma è  stato confermato istologicamente o citologicamente, mentre per i rimanenti la  diagnosi è stata determinata da tomografia, ultrasuoni e livelli elevati di  alfafetoproteina. I dati familiari sono stati riassunti attraverso un  questionario binario e l’analisi statistica ha tenuto conto di variabili come  età, sesso, formazione, abitudine al fumo, consumo di alcol, antigene di  superficie dell’epatite B (HBsAg) e positività al virus dell’epatite C  (anti-Hcv).

I risultati
«Dopo aggiustamento per  questi numerosi fattori» scrivono gli autori «abbiamo osservato un significativo  aumento del rischio di epatocarcinoma cellulare nei soggetti con una storia  familiare di cancro al fegato». Anche un ulteriore aggiustamento per eliminare  l’influenza di fattori di rischio riconosciuti come obesità e diabete, ha  mantenuto la correlazione tra epatocarcinoma e familiarità. La correlazione è  risultata più forte negli uomini che nelle donne: il risk ratio combinato è  stato rispettivamente di 2,80 e 1,55. Questo fatto, già segnalato da altri  studi, ad un’analisi più dettagliata si è mantenuto ma a un livello  statisticamente non significativo. Una storia familiare di tumori diversi da  quelli epatici non ha invece comportato un rischio superiore di carcinoma  epatocellulare, il che rende infondata l’ipotesi di una mutazione di un gene  soppressore tumorale largamente espresso. Gli studiosi hanno verificato comunque  che la positività a HBsAg o all’anti-Hcv presenta una correlazione con  l’epatocarcinoma molto maggiore della familiarità, con risk ratio  rispettivamente di 38 e di 3. La combinazione di familiarità ed epatite comporta  un rischio elevatissimo, 72,48 volte superiore alla popolazione di controllo:  questo valore, confrontato con il rischio associato singolarmente ai due  fattori, non suggerisce comunque una loro interazione.

Hepatology. 2012  May;55(5):1416-25